Chi siamo

Siamo persone impegnate da anni nell'associazionismo. Crediamo che esso possa rappresentare - al di là delle singole iniziative - una forma di partecipazione e libertà, un aspetto della crescita della persona, uno sforzo di trasformare un gruppo indistinto in una comunità impegnata nella società.

Per noi non esistono differenze di colore della pelle, origine nazionale, opinione religiosa, visione del mondo, età o fascia socio-economica, per noi esiste l'uomo che ha il diritto di realizzare se stesso in un mondo di dialogo e confronto, nel rispetto delle convinzioni di tutti.

Pensare universale ed agire poi ad ogni livello seguendo criteri di qualità è il nostro punto di riferimento, alla ricerca sempre di azioni utili alla realizzazione dell'uomo nei suoi vari aspetti, favorendo equilibrio sociale e possibilità per tutti, in modo da contribuire a costruire il futuro e rendere più felice il presente.

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E’ dall’uomo che bisogna partire, dalle sue esigenze materiali, ma anche da quelle relative alla piena realizzazione di se stesso: così per ogni popolo e per l’umanità intera. Per questo i padri fondatori degli Usa inserirono nella Costituzione il diritto di ogni cittadino alla felicità, e non si può essere felici se non si hanno casa, lavoro o addirittura da mangiare: ogni Stato ha il dovere di garantire un livello di vita degno a ciascun uomo. Ma non basta la sopravvivenza, occorre che la società assicuri almeno potenzialmente la libertà di cercare una strada per la realizzazione del sé. Chi intende percorrerla secondo una propria fede religiosa, deve averne pieno diritto e scegliere la fede che gli è più consona, anche se questa fede è minoritaria -e la violenta persecuzione dei cristiani in varie parti del mondo grida scandalo per tutti, perché nessuno è libero fino a quando uno solo non lo è-. Naturalmente eguale criterio deve valere per chi ha convinzioni agnostiche o atee o sue proprie, ossia la libertà di affermare le proprie scelte. E il principio va ampliato dal piano religioso a quelli politico, ideale, sessuale, poiché nessun uomo può essere perseguitato in base alle sue scelte di vita: la tolleranza va affermata ed ampliata al rispetto ed al dialogo. Anche sul piano economico-sociale vanno garantiti la libertà d’impresa ed il libero mercato, naturalmente evitando monopolismi, cartelli ed eccessi. Del resto il collettivismo ha dato una pessima prova di sé ed è fallito ovunque. La Globalizzazione deve essere un’opportunità di incontro e scambio tra i popoli e non un’aggravante per chi deve affrontare problematiche complesse: il Mondo Finanziario può essere una grande occasione di sviluppo economico per tutti.

Noi siamo italiani, ma siamo anche europei ed occidentali, sempre nella prospettiva di far parte della grande famiglia umana, in cui l’identità di ciascuno sia riconosciuta e difesa. Con il mondo orientale -e la Cina in particolare- possono oggi svilupparsi ottimi rapporti economici e culturali. La ricerca della pace è un dovere, ma il pacifismo è un’illusione, poiché purtroppo ancora oggi la difesa e la sicurezza sono necessari per garantire democrazia e libertà, contro rinnovati imperialismi anche prossimi all’Europa ed a movimenti e Stati che non rispettano nessun diritto umano, neanche la vita. L’Italia è in Europa e il nostro continente va rapportato ai suoi mari: quelli del Nord (come il Baltico), il Mediterraneo e l’Oceano Atlantico. I primi ci ricordano che i popoli del nord hanno origini, civiltà e storia comune con molti popoli europei, il secondo che l’Europa non può ignorare i popoli africani e del medio-oriente i cui problemi sono strettamente connessi ai nostri, l’oceano infine che le due sponde sono più vicine rispetto alla geografia. Con gli Usa in particolare ci legano scelte di libertà, comune civiltà, rapporti economici ed un’Alleanza militare, la Nato. Essa da difensiva rispetto al pericolo sovietico è oggi un elemento utile per contribuire agli equilibri mondiali, difendere gli Stati liberi e combattere feroci e sanguinari regimi. Garantirsi rapporti economici e di sicurezza in collaborazione con tutti i popoli che credono nei nostri princìpi di fondo è oggi un dovere per l’Italia e per l’Europa intera. All’ONU, poi, che va magari impostato secondo criteri più attuali, il rispetto per un ruolo di garante per tutti.

L’Unione Europea è il nostro destino. E’ legittimo criticarne la gestione e chiedere anche una riforma delle istituzioni, ma uscire dall’Europa non sarebbe solo una pessima avventura sul piano economico-finanziario, ma significherebbe uscire da se stessi, dalla propria storia, dalla propria identità. Risalendo dalla splendida Santa Maria di Leuca fino a Capo Nord, per poi spaziare da Cabo de Roca fino agli Stati dell’Europa Orientale, ci accorgiamo che abbiamo un comune destino. Ogni popolo europeo, da solo, rischia di diventare colonia: in tal caso non potrebbe né aiutare i popoli africani né occuparsi del medio oriente, stabilendo con tutti questi popoli un rapporto di dignità e di rispetto delle identità ed accogliendo le migrazioni in modo ordinato e utile a chi cerca un futuro di lavoro e dignità, come uomo e non come braccia da umiliare e sfruttare.

Ed ora qualche cenno all’Italia dei nostri anni. Non bisogna allontanare l’Italia dall’Europa, ma al contrario europeizzarla. Si tratta di migliorare la nostra burocrazia, ristabilire i confini tra i poteri dello Stato, operare riforme nei vari ambiti al di là delle resistenze delle corporazioni, dei sindacati, delle organizzazioni di categoria, dei partiti: in una formula occorre rendere efficiente la democrazia, aumentando la libertà di tutti nel rispetto delle scelte in ogni campo di ciascuno. Si tratta di far sì che il cittadino di Roma, Milano, Napoli o Palermo si senta altrettanto soggetto di diritto come un cittadino di Parigi, Berlino, Londra o Stoccolma, in modo che anche da noi ciascuno si possa sentire civicamente protagonista e non suddito, come accade a tedeschi, francesi, inglesi, olandesi e scandinavi. Inoltre nel mondo ci sono milioni di persone di passaporto straniero ma di origine italiana che spesso hanno la stima della nazione in cui vivono: con loro occorre ristabilire un dialogo fatto non di mandolini, pizza e spaghetti, ma di tecnologia, innovazione e scambi commerciali, e tutto questo può essere accompagnato dalla cultura, orgoglio dell’Italia, e da un’efficiente programmazione turistica.

Infine un appello ai giovani. D’accordo sulle vostre scelte di studio e lavoro all’estero, soprattutto se comunque restate in Europa, ma non disinteressatevi del nostro Paese, perché disoccupazione, perdita delle migliori menti, inefficienza, corruzione non possono essere il nostro destino, che impedirebbe agli studenti italiani all’estero di poter tornare un giorno in Italia, se vogliono. Soprattutto ai giovani che restano il compito di impegnarsi per un’Italia migliore, fuori dalle ipocrisie e dai moralismi di facciata, un’Italia riformata, felice ed ottimista, però seria nella sua programmazione, un’Italia che unisca le sue meraviglie naturalistiche ed archeologiche ad una gestione della cosa pubblica onesta ed efficiente, in cui il rapporto tra Stato e cittadino torni ad essere caratterizzato dal rispetto per il primo e dalla massima libertà e garanzia dei diritti possibile per il secondo.