Diplomacy - Festival della Diplomazia 2014

Donne in diplomazia: Ambasciatrici in carica, "ex" nel ruolo, funzionarie dei Ministeri degli Esteri e storiche hanno partecipato al seminario "Donne Diplomatiche: sfide ed esperienze dirette", nell'ambito di Diplomacy / Festival della Diplomazia, di cui Ancislink è Partner Scientifico per l'intero ciclo delle oltre 40 attività.
Introdotta dal prof. Giampiero Mele e moderato dal prof. Paolo Acampora, entrambi dirigenti Ancislink, l'esposizione ha avuto il suo inizio con l'interessante intervento di Laura Mirichian, sugli aspetti, le particolarità e le modalità di intervento delle donne in diplomazia e la loro ascesa verso un ruolo difficilmente destinato a loro nel corso della storia.
Si parte dal dilemma della lingua: in italiano (ma anche altre lingue hanno problemi analoghi) "ambasciatrice" ha/aveva il significato di "moglie dell'ambasciatore".
Ma se l'"ambasciatore" è donna? E quale è il termine per indicare suo marito? Più complesso il caso di Anna Della Croce che, precedentemente moglie di ambasciatore, divenne "ambasciatore" lei stessa.
Pensiamo a cosa avrebbe potuto scrivere Campanile.
E la gaffe è sicura per quel signore che, dopo aver conversato per un po' con Amalia Daniela Renosto, chiedo quando potranno finalmente vedere il "delegato", è sintomo che la carriera diplomatica è ancora considerata tutta la maschile.
Anche se, come fanno notare le "ambasciatrici" di Svezia, Ruth Jacobs, Pakistan, Tehmina Janjua, e Serbia, Ana Hrustanovic, da diverso tempo le donne hanno ruoli importanti, seppur con i dovuti distinguo.
Chi preferisce "ambasciatore, chi "ambasciatrice, ma l'importante -fanno notare tutte- è il ruolo ottenuto e la possibilità di operare con pienezza di poteri, senza "tutele" particolari se non quelle previste per tutte le categorie di donne.
Altro argomento trattato la possibilità di conciliare la famiglia ed in particolare la maternità con la carriera diplomatica.
Se coloro che hanno incominciato tempo fa incontrarono delle difficoltà, dovendo ricorrere, ad esempio, ad escamotage come l'"aspettativa", ora, afferma la giovane "ambasciatore" di Serbia, le cose sono molto cambiate e lei stessa, recentemente, ha potuto continuare, con tutte le tutele del caso, la sua carriera pur rimanendo incinta ed avendo avuto un bambino.
Infine, tutte d’accordo sulla non necessità delle "quote rosa", che possono servire solo, in fase preliminare, a rendere noto un problema, ma che, a lungo andare, diventano deleterie e lesive delle professionalità delle donne.
Al termine degli interventi, studenti e partecipanti hanno potuto chiarire le loro curiosotà e perplessità con una serie di interessanti domande alle diplomatiche che, cortesemente, hanno risposto in maniere completa ed esauriente.