"Eravamo un paese per giovani"


L’intervento di Velia Iacovino

“Eravamo un paese per giovani” racconta l’alba dell’Italia attraverso le vicende personali di dieci protagonisti, giovani donne e giovani uomini, colti in un momento particolare della loro vita.
“EravamoGli episodi che io e il collega Marcello Giannotti abbiamo ricostruito sono tutti realmente accaduti e sono riscontrabili attraverso documenti e resoconti dell’epoca. Abbiamo soltanto scelto di dar loro la forma di fiction, convinti come siamo che la storia debba essere sottratta al grigiore della cronologia e degli elenchi dei nomi, e debba essere trasmessa attraverso le emozioni. Troppo spesso i nostri ragazzi studiano per l’interrogazione, mandando a memoria date e fatti da dimenticare l’indomani. Conoscere la storia invece è assolutamente importante per muoversi nel mondo, per capire quello che avviene intorno a noi e quello che potrebbe avvenire.

Il nostro Risorgimento è stato un momento importante non solo per l’Italia ma per l’Europa tutta. Non è noioso o retorico come ce lo ha purtroppo tramandato in eredità la storiografia fascista, che lo epurò dei grandi veri valori di cui era portatore, strumentalizzandolo a fini meramente nazionalistici. Il Risorgimento, soprattutto quel periodo di cui parliamo in questo libro attraverso alcuni protagonisti più o meno noti – e cioè quell’arco di tempo che va dal 1821 al 1860, vigilia della spedizione dei Mille- fu catalizzatore di grandi e nuovi ideali. In quel momento l’Italia, che ancora non era nata, divenne una sorta di laboratorio politico che attrasse l’attenzione e la curiosità di intellettuali, scrittori, artisti e giornalisti, che da ogni parte d’Europa e non solo, vennero qui per osservare da vicino, e in alcuni casi partecipare direttamente, a quello che stava avvenendo.

“Eravamo Il Risorgimento non fu un fatto solo italiano. Ma fu una straordinaria avventura internazionale, come vedrete leggendo questo volume. Segnò la coscienza di nuova generazione di diritti anche rispetto alla straordinaria stagione delle rivoluzioni francese e americana. L’idea di libertà si ampliò a tutti, e così l’idea di uguaglianza ,e anche l’idea di fraternità fece un salto di qualità politico davvero importante trasformandosi in qualcosa di più, evolvendosi in solidarietà. Nacque così l’idea di welfare, prese forma una nuova categoria di diritti, politici e sociali. Il diritto al voto per tutti, il rispetto della dignità e dell’inviolabilità della persona, il diritto al lavoro, finalmente sottratto alla sfruttamento, il diritto alla salute, all’istruzione. E’ per tutto questo si batterono con passione straordinaria e con coraggio, senza avere paura di mettere a repentaglio le loro vite, le giovani donne, i giovani uomini e ragazzi, che qui raccontiamo.

Quest’anno, fra qualche giorno – e c’è un silenzio assordante su questo storico e importante anniversario- la nostra Repubblica compirà 70 anni. La nostra Repubblica nacque dalle ceneri di una guerra terribile e del fascismo, dal sangue di chi si oppose alla tirannide, nacque nel segno di quei valori, per i quali un secolo prima quei ragazzi e di quelle ragazze avevano combattuto. La nostra stessa costituzione, che resta tra le più belle al mondo, si è ispirata a ai principi e agli ideali del Risorgimento. Alla costituzione della Repubblica Romana del 1849, di Saffi Mazzini e Armellini. Lo dicono senza remore gli stessi padri della nostra assemblea costituente, lo scrive nella relazione che accompagna l’elaborato della nostra Carta Costituzionale, il presidente della Commissione dei 75 Meuccio Ruini.

La Costituzione del 1849 era di una straordinaria modernità. Riconosceva pari diritti alle donne, anche quello di voto, quasi un secolo prima del 2 giugno del 1946 e abrogava la pena di morte. Ci sembra doveroso dunque, restituire a quel periodo fondante della nostra storia, la luce che merita, sottrarlo al grigiore della retorica.