"Turismo: I Russi scelgono L'Italia"

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Intervento di prenstazione del libro "Toglietemi tutto ma non le vacanze: i russi scelgono l’Italia", di Simona Agostini


Roma, 16 novembre 2016. Presso l'Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT) si è tenuto il Convegno Turismo: I Russi scelgono l'Italia. Moderati dal prof. Antonio Magliulo, Preside della Facoltà di Economia UNINT, sono intervenuti: Isabella Gambini editore, Velia lacovino, Direttore editoriale Futuro Quotidiano, già condirettore ADNKRONOS, Luigi Troiani, Direttore Responsabile rivista studi e analisi "Travel Retail Italia", Professore incaricato di "Relazioni Internazionali", Università Angelicum di Roma; Alberto Ferrari, Segretario Nazionale CTG (Centro Turistico Giovanile) e Simona Agostini, autrice del volume "Toglietemi tutto ma non le vacanze: i russi scelgono l’Italia". Questo il suo intervento di presentazione del volume:

Premettendo che è sempre difficile presentare un libro, soprattutto se è il proprio, e presentarne le motivazioni, che sono una persona che preferisce scrivere piuttosto che parlare, voglio subito dire che è un grande piacere essere qui, in questa Università Internazionale, a parlare di economia e di turismo, e per questo ringrazio il Preside della facoltà di economia Antonio Magliulo e naturalmente ringrazio tutti i presenti per essere qui.

I miei studi in economia e la mia lunga attività professionale in aziende mi hanno permesso di sviluppare una buona conoscenza dei cicli economici e delle prospettive commerciali del nostro Paese. Quello che presento oggi è il mio secondo libro. Nel 2015 ho presentato “Parliamone francamente” che è una raccolta di tutti i miei articoli a carattere socio-economico pubblicati dal giornale on line “Futuro Quotidiano”, ed ho quasi terminato un terzo libro che pubblicherò all’inizio del 2017 che raccoglie miei articoli pubblicati sulla rivista mensile “Cina in Italia” con cui collaboro, e che parla dell’influenza della Cina sui mercati mondiali e delle comunità cinesi in Italia, dei mercati emergenti e anche di arte e cultura. Il tutto in lingua italiana e in lingua cinese.

Quando si parla di economia in Italia sembra che tutto giri intorno alle banche, allo spread, al debito pubblico, nel libro che presento oggi, ho ritenuto opportuno far luce anche su uno dei settori economici che rappresenta le nostre eccellenze: il turismo.
Siamo quarti nel mondo per i movimenti turistici outgoing e incoming e secondi in Europa. Ai turisti piace l’Italia e ritornano a visitare il nostro Paese che in pochi km riesce ad offrire così tante possibilità. Vantiamo 8.000 km di coste che offrono paesaggi spettacolari e unici, possediamo una diversità geografica unica al mondo, senza parlare del sole che rende il nostro carattere socievole e comunicativo, della grande storia che viviamo quotidianamente attraverso i monumenti, l’arte, la cultura, il lusso e il buon gusto. Siamo il Paese al mondo con più siti dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’umanità, 52% per la precisione, abbiamo 95.000 chiese, 40.000 castelli, 4.000 giardini unici, siamo tra i più ricercati al mondo per le nostre specialità enogastronomiche che tra l’altro, vengono imitate con risultati pessimi, e per le quali dovremmo lottare un po’ di più per salvaguardarle dalle contraffazioni. Non amo molto la statistica ma alcune volte è necessaria per comprendere chi siamo veramente.
Negli ultimi decenni il turismo nel mondo e in Italia ha avuto una crescita costante del 4%, nel 2016 l’Italia, vanta una crescita del 5%.
Quello del turismo è un comparto che se ben utilizzato può portare maggiore ricchezza al nostro Paese. Attualmente sono impiegati nel settore 2.6 milioni di persone e frutta in termini economici circa 16miliardi l’anno, pari ad 1 punto percentuale del PIL. Il settore del lusso, che non ha mai smesso di crescere, insieme al settore enogastronomico, che negli ultimi 11 anni ha visto un aumento del fatturato del 554%, oltre all’arte e alla cultura, sono i nostri biglietti da visita, le nostre vetrine sul mondo. Ho parlato finora dei punti di forza del nostro Paese, ma non tutto è rosa e fiori, abbiamo anche molte debolezze. Prima fra tutte la mancanza di grandi strutture ricettive, seguita dalla mancanza di personale preparato a ricevere gli ospiti esteri: i nostri addetti conoscono poco le lingue, gli usi e i costumi degli ospiti stranieri, e solo il 35% degli italiani usa internet, fondamentale per le prenotazioni on-line, per la presentazione dei pacchetti turistici. Insomma l’organizzazione ricettiva lascia a desiderare ci dobbiamo rinnovare. Ma possiamo migliorare studiando. E questo appello lo rivolgo agli studenti in sala.

Detto questo, Perché parlo del turismo russo in Italia? I russi sono grandi estimatori della nostra cultura, sono un popolo intelligente e curioso, che ama il bello e l’Italia offre senz’altro tanto sotto questo aspetto. I russi oltre alle coste, al mare, alle terme, alla nostra cucina amano lo shopping. I russi che questo anno sono venuti in Italia per turismo sono circa 1 milione300mila con 1.5 miliardi di acquisti sul tax-free. Per loro venire in Italia significa comprare, infatti sono i turisti che spendono di più nella media giornaliera, circa 200 euro al giorno, sono quelli che tornano più volte in Italia anche durante un anno, visto che la nostra ambasciata autorizza visti multipli.
I nuovi ricchi sono quelli che più apprezzano i nostri beni di lusso, che spaziano dagli Yacht ai gioielli, agli abiti alle calzature, agli occhiali. Si perché per chi non lo sapesse l’Italia detiene nel mondo più del 30% delle grandi firme del lusso. Il luxury goods nel fashion muove 90miliardi l’anno di fatturato, con una resa netta di 18miliardi, occupa 7.000 aziende tra le holding e il suo indotto con una ricaduta sul PIL del 5%. Ma ora anche la classe media ha cominciato ad investire nel Made in Italy e non mancano richieste di acquisto di appartamenti nelle varie località turistiche e nelle grandi città.
Con le sanzioni che l’Europa e gli Stati Uniti hanno applicato alla Russia, l’Italia è stata quella più penalizzata; negli ultimi 2 anni abbiamo perso circa un miliardo e mezzo di export l’anno nell’agroalimentare, e nel totale dell’interscambio includendo i beni di lusso la perdita è stata di circa 6 miliardi. Per una economia come la nostra che si basa molto sull’export di quei prodotti di nicchia che sono tipici del “Made in Italy”, questo, ha provocato un vero salasso finanziario. Con l’Europa non abbiamo saputo difendere la nostra economia come hanno saputo fare altri Paesi come la Germania, la Francia o la stessa Inghilterra. Ci auguriamo che le nuove politiche che si vanno delineando in Europa e negli USA possano permetterci di riprendere i rapporti privilegiati e di amicizia e commerciali che abbiamo sempre avuto con la Russia.

Grazie.

Simona Agostini

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